Storia di Milli

Milli è una flaubertiana Félicité, immersa nell’orrore del XXI secolo. E’ una donna di mezz’età che, con soave leggiadria, attraversa la vita come fosse una favola, incontrando persone e situazioni di ogni genere, leggendo la realtà come fosse totalmente priva di cattiveria e meschinità, invidia o egoismo.

La sua è un’avventura continua da cui non si sottrae affatto, anzi ci si getta a capofitto con curiosità e divertimento, traendone sempre la parte buona e rimanendo inconsapevolmente protetta da una specie di aura, che la preserva dai pericoli e dalle insidie che sottendono la comune quotidianità.

Germano invece è un uomo disturbato mentalmente dopo aver subito, durante la propria infanzia, le molestie sessuali dell’ottuso zio. Molestie che ha imparato a perpetrare a sua volta sugli altri. E’ alla continua ricerca di vittime, che con la loro ribellione rompano il proprio stato di debolezza, accendano i suoi sensi e gli possano procurare soddisfazione nello schiacciare e vincere la preda di turno.

Le strade dei due personaggi sono destinate ad incrociarsi, dato l’ambiente in comune dove muovono le rispettive esplorazioni. Ma l’incontro di due universi così distanti, lo scontro di intenzionalità così diverse provoca una reazione a catena che coinvolge tutti quelli che li circondano, e soprattutto dà una svolta definitiva ai loro destini.

La cena di Milli era andata bene. Il couscous cucinato da Jerome era venuto buonissimo, croccante e appetitoso. Era stato accompagnato da tante verdure ben cotte e da un paio di salse piccanti preparate da Marie; qualcuno l’aveva mangiato insieme a della carne di pecora, macellata secondo la tradizione musulmana e cotta su una piastra da Milli. Alla fine non era rimasto molto, dopotutto tra gli invitati alcuni si portavano dietro una fame quasi ancestrale e, con abbondante vino, avevano fatto onore a quello che a un certo punto si era avvicinato più a un banchetto stile antica Roma anziché a una cenetta di fine millennio. Contribuivano al folclore della scena, ora, gli odori misti di cibo, caffè e incensi sparsi un po’ ovunque. Alcuni sedevano ancora a tavola, dove le stoviglie sporche ingombravano lo spazio, altri, sdraiati sui divani o sui tappeti, si lasciavano tentare da una pigra digestione in corso verso blande conversazioni propiziatorie.

Due amici albanesi di Ahmed, Thomas e Juri, sull’angolo di un divano, fumavano cocaina, aspirando con una cannuccia da una stagnola in cui scorreva un rigagnolo di sostanza biancastra, simile a cera fusa. Milli continuava a mettere la moka del caffè sul fuoco, per soddisfare tutti, e al terzo giro la sua missione era pressoché compiuta. Intanto scambiava due chiacchiere con un’amica, Nella, che, nonostante la generosità della cena e la sazietà che ne derivava per tutti, era in prossimità di una crisi di astinenza.

“Nella, aiutami per favore, prendi altre tre tazzine dalla credenza, così posso servire gli ultimi caffè”

“Sì, Milli. Oddio, mi sento talmente piena. Sto quasi male. Forse ho mangiato troppo!”

“Non sai regolarti. Dovresti imparare a trovare la giusta misura nelle cose”

“Già, la giusta misura. Vorrei sapere chi mi dice qual è”

“Te lo dico io, tesoro. Quando sto per raggiungere il limite, mi fermo”

“Ma come fai a capirlo? Intendo, quando sei quasi al limite…”

“Beh, si sente. Non essere troppo complicata. È più semplice di quel che credi. Basta ascoltarsi”

“Io delle volte ci provo. Ma non sento nulla”

“E allora parlati più forte” e rise “o tendi di più l’orecchio!”

“Come sei saggia, Milli” commentò Nella, un po’ perplessa, accendendo una sigaretta.

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Roberto Fustini