Oltre la montagna vol. II

Una casa che sopravvive a tutto e tutti. Cavalli accuditi come bambini, uomini trattati come cavalli. Donne quiete covano intenzioni tutt’altro che mansuete. Inquietanti complotti tra umani ed extraterrestri. Sortilegi che portano a mutazioni irreversibili.

Solo alcune, queste, fra le storie che raccoglie il secondo volume della trilogia.

Il filo conduttore è sempre la montagna in senso fisico, la scoperta e l’esplorazione di quei luoghi in senso psicologico ed emozionale.

Il co-protagonista, come diremmo usando il gergo cinematografico, è l’uomo e la forza dei suoi sentimenti, la debolezza delle sue passioni, il mistero che si trova a fronteggiare, quasi sempre a prescindere dalla propria volontà, quando viene a contatto con altre energie, altre forme di vita. Siano esse animali, vegetali o minerali. Appartenenti a questo mondo oppure a qualcosa di molto lontano, nello spazio ma anche nell’etere cosmico della spiritualità e delle emozioni.

Dal racconto ‘Buona e silenziosa’:

Da tempo non ho una regolare vita sessuale. Proprio io, chi l’avrebbe mai detto? Quando ne parlo con i miei amici – quei pochi coi quali non m’imbarazza condividere certe questioni – non ci crede nessuno. Dicono che è impossibile, che sicuramente voglio nascondere qualche amante in città. Oppure sostengono che mi vergogni ad ammettere che a 43 anni ancora frequento le prostitute.

Eppure è la verità. Non ne comprendo nemmeno io il motivo, so solo che da un paio di anni non provo desiderio e non faccio nemmeno nessun tentativo per smuovere la situazione. Avvicinarmi a Sonia è un’alternativa che non prendo affatto in considerazione. Se non provo attrazione per certe donne affascinanti, figuriamoci per lei.

Mia moglie mi ha abituato a un certo regime, se così posso chiamarlo, e io non potevo chiedere di meglio. In fondo il mio corpo ha sempre parlato per me, e quello che mi diceva di Sonia era molto chiaro nella totale assenza di messaggi. Nessuna tenerezza, nessuna attrazione – nemmeno la più perversa – né simpatia né affetto. Solo una tranquilla indifferenza.

Sembra brutto da dire ma, in realtà, credo che esistano molti più matrimoni che si trascinano in questo modo di quanto si pensi. Trascinarsi, spesso, non è nemmeno il termine più adatto nel definire quel genere di situazioni.

Ci sono persone che scelgono di condividere la loro vita con altre, sebbene per esse non provino nessuna emozione particolarmente forte, a parte una pragmatica progettualità priva di picchi o orizzonti che si possano definire ambiziosi. Non conferiscono chissà quale valore alla sfera sentimentale, la quale richiederebbe una specifica cura, una degna attenzione. Sublimano qualsiasi velleità in comportamenti diversi, momenti che richiedano e sfoghino la loro passione, anche solo per brevi istanti difficilmente ricollegabili a un vuoto proprio delle loro vite. In effetti è possibile che tutto scorra liscio e tranquillo anche quando si soffocano i rigurgiti dell’insoddisfazione, mentre si punta lo sguardo sui risultati tutti superficiali di una certa tendenza che regola il proprio quotidiano.

Il nostro rapporto è sempre stato, più o meno, di questo tipo. Forse, rispetto a tanti altri nelle mie condizioni, io avevo semplicemente un po’ più di consapevolezza per quanto riguardava certe pulsioni. Non mi sono mai fermato a spaccare legna, a sparare ai fagiani, a caricare cento casse di patate su un camion, quando capivo bene che ciò che desideravo, ciò di cui sentivo il bisogno, era tutt’altro. Almeno da quando ho scoperto il sesso.

Poi dev’essere scattato qualcosa. Ho ben presente anche il periodo in cui ciò è accaduto. È una data che non posso dimenticare nonostante la mia mente, da quel 2 novembre, abbia fatto di tutto per rimuovere certe sensazioni orribili che ho provato, certi sospetti che mi hanno attraversato il cervello come viscidi serpenti pronti ad aggrovigliarsi fra loro, a stritolare la ragione. Ho tentato di trattenere solo alcuni particolari, di sostituire delle immagini con le ben più tiepide affermazioni che feci, in seguito, a chi mi interrogava su ciò che era accaduto.

Il ricordo di quella notte, però, è sempre qua, non accenna a svanire. Forse devo cominciare a considerare la possibilità che mai se ne andrà. Magari è all’origine del mutamento avvenuto in me. Per qualche strano e recondito motivo, le due cose potrebbero essere collegate. Non me lo so spiegare, né ci provo tanto spesso, visto che, in quei momenti, i pensieri riprendono a girare vorticosamente creando una specie di tifone che attira ogni cosa dentro di sé, un buco nero che distrugge ogni energia. Alla fine mi sento prostrato, desideroso unicamente di uscire da quel tunnel buio.

 

Illustrazioni di theAmir

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Roberto Fustini